lavoro

Hustle, ovvero come andare avanti nella vita

Leggendo storie di successo, che siano di grandi sportivi o di imprenditori lungimiranti, mi sono accorto che è una la caratteristica che li accomuna: sono tutti, tutti, degli “hard workers“. Non ti svegli una mattina e all’improvviso puff “talento”. Non funziona cosi, in qualsiasi ambito chi ne ha raggiunto i massimi livelli, si è spaccato la schiena. Non ci sono scorciatoie, purtroppo qualcuno lo pensa ed è per questo che le truffe funzionano, funzionano perché alcuni sono convinti che ci possano essere delle scorciatoie nella vita.

Rafael Nadal e Gary Vaynerchuk

La perseveranza e il duro lavoro sono ciò che fanno la differenza tra un professionista e un amatore. Rafael Nadal e Gary Vaynerchuk sono dei cazzo di professionisti, questi signori non si sono di certo alzati una mattina e dal nulla hanno ottenuto quei risultati, i loro anni e anni di duro lavoro sono la dimostrazione che bisogna giocare a lungo termine o non giocare affatto.

L’abilità di presentarsi ogni giorno, attenersi al programma e completare il lavoro, anche quando non si è motivati, è quella di maggior valore.

Personalmente mi sono accorto, banalmente (o forse no), che non saltare mai gli allenamenti mi ha permesso di raggiungere la mia migliore forma fisica. Parlo di allenamento perché è lavoro, disciplina, sudore, dolore, impegno, dedizione. L’allenamento è fondamentale ed è un esempio concreto, tangibile, degli effetti della costanza e del duro lavoro. L’allenamento e la vita sono strettamente correlati, è per questo che penso che se non sai da dove partire allora inizia mettendoti in forma.

Ma, ovviamente, c’è un problema.

La dannazione dei professionisti

Diventare ed essere un professionista non è semplice, essere un professionista è difficile, dannatamente difficile. Provate ad immaginare la quantità di duro lavoro che un Cristiano Ronaldo o un Elon Musk (sembra che divida la sua giornata in slot da 5 minuti per massimizzare la produttività; Elon Musk runs two huge companies by breaking his day into 5-minute slots) hanno messo sul campo per ottenere i loro risultati. È pressappoco inimmaginabile, ed è anche il motivo per cui sono lì dove sono.

Senza continuità non è possibile raggiungere risultati importanti. Se lanci una nuova attività, ci saranno giorni in cui non ti sentirai motivato per continuare, in palestra ci saranno serie che non ti sentirai di finire ma è qui che sta la differenza tra un professionista ed un amatore, un professionista continua e porta a termine il lavoro, sempre e comunque. Un professionista sa cosa è importante per lui, conosce la sua direzione e macina per raggiungere risultati.

L’azione è espressione delle proprie priorità

Il punto è essere consapevoli di se stessi e di cosa è importante per noi, il buon Gandhi diceva: “l’azione è espressione delle proprie priorità” (chissà poi se tutte sti aforismi sono veramente di questi personaggi, mah). Si tratta, comunque, di disciplina e dedizione in ciò che conta per noi, di voler portare a termine un lavoro perché è importante per noi e soprattutto, più di ogni altra cosa, si tratta di giovare del processo, perché (questa invece la rubo a Simon Sinek) il risultato genera entusiasmo, l’appagamento, invece, è dato dal viaggio che ti ha permesso di raggiungerlo. Se non giovi del processo, allora, nulla ha senso.

Come fare quindi?

Si può iniziare con qualcosa che ci aiuti ad instaurare l’abitudine alla disciplina e alla costanza. Una cosa che sta andando molto ultimamente sono le cosiddette “challenge“, la maggior parte sono delle cagate senza senso ma intraprendere una buona challenge personale può essere un discreto punto d’inizio, quindi:

  1. Definire la challenge che si vorrà portare a termine. Può essere una qualsiasi cosa come leggere, allenarsi o farsi una doccia gelata tutte le mattine (Why You Should Have Cold Showers).
  2. Definire una schedule per la challenge. Può essere un orario o un numero da rispettare. Leggere 50 pagine tutti i giorni, fare 10 piegamenti tutti i giorni o semplicemente programmare di fare una certa attività.
  3. Rimanere coerenti con la propria schedule per 1 settimana. Io direi di prendere volutamente un termine molto breve, è inutile partire con 1 mese o 1 anno.

Chiudo con questo video che, insieme a mille altre cose, ha ispirato questi pensieri:

Leggi anche → Smetti di aspettare


Pubblicato

in

da

Tag:

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *